Un taglio netto, dello 0,5% dei tassi di interesse, è stata la sorpresa riservata agli operatori del mercato valutario dalla Banca nazionale svizzera. Una riduzione del saggio centrale allo 0,5% che potrebbe far pensare a un ritorno in auge della “zirp”, la zero interest rate policy che ha contraddistinto il decennio passato. Una possibilità che gli analisti non escludono nel 2025. Quelli del gruppo bancario svizzero Vontobel, per esempio, hanno rivisto al rialzo la probabilità che i tassi di interesse scivolino in territorio negativo nel 2025. A spingere la BNS potrebbe essere una crescita economica che continua a rallentare fino alla recessione e una prosecuzione della forza del franco svizzero. Al momento, tuttavia, questo scenario non è quello centrale secondo gli esperti di J.Safra Sarasin.
Gli analisti di Goldman Sachs avevano visto giusto in un loro recente report che evidenziava come la BNS avrebbe sorpreso il mercato con un taglio dei tassi di interesse dello 0,5%. Per Katya Vanshkinskaya, la Banca nazionale svizzera effettuerà “due ulteriori tagli di 25 punti base nella prima metà del 2025, portando il tasso terminale allo 0%, un livello inferiore al tasso neutrale”.
Fermate il franco svizzero
Il mercato valutario è il primo destinatario della decisione presa dal presidente Martin Schlegel e dai suoi colleghi. Con questa mossa si cerca infatti di arrestare la cavalcata del franco svizzero. Il cambio EUR/CHF è tornato sui minimi di inizio anno, lasciando sul terreno il 3,5% negli ultimi sei mesi, l’1,33% nell’ultimo anno e il 10,39% negli ultimi tre anni. Nell’immediatezza della decisione il cambio EUR/CHF è passato da 0,9277 a 0,9344, un balzo dello 0,7%, proseguendo oggi la salita fino a 0,9370.
Il trend rimane solidamente impostato al ribasso, anche se l’area dei minimi 0,9250/0,93 potrebbe configurarsi come un floor da non violare, un po’ come lo era quota 1,20 fino al 15 gennaio 2015, prima dell’abbandono improvviso della difesa da parte della BNS.

L’inflazione non fa più paura alla BNS
È il quarto taglio deciso dalla BNS dall’avvio della normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, parlare di normalizzazione quando i tassi di interesse sono allo 0,5% potrebbe non essere corretto. È in effetti, a un’analisi più approfondita, i tempi attuali non sono normali. Debito elevato a livello globale, tensioni geopolitiche in alcuni casi sfociate in guerre, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la crisi dei due principali Paesi dell’eurozona (Francia e Germania) hanno spinto flussi di capitali a cercare rifugio nel franco svizzero.
Da qui la necessità degli estremi rimedi per difendere un’economia trainata dalle esportazioni come quella della Confederazione. Tanto più che l’inflazione non appare un pericolo, sebbene in Svizzera non abbia raggiunto i livelli visti un paio di anni fa nei Paesi che la circondano.
La BNS ha rivisto al ribasso le sue previsioni sui prezzi al consumo per il 2025, allo 0,3% dallo 0,6% della stima rilasciata tre mesi fa. Anche in questo caso, un dimezzamento. Nel 2024, invece, l’inflazione in Svizzera dovrebbe attestarsi all’1,1% dopo una revisione al ribasso dall’1,2%. Nel 2026, infine, le stime si attestano a +0,8%, stavolta con una rivisitazione al rialzo dello 0,1%. Per quanto riguarda le previsioni di crescita, il PIL della Confederazione elvetica ha frenato a +0,2% nel terzo trimestre del 2024 e dovrebbe attestarsi quest’anno al +1%, nel 2025 dovrebbe fermarsi in una forchetta tra 1% e 1,5%.
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