BNS: ecco le sfide che attendono Martin Schlegel

Autore Filippo Cova

Martin Reto Schlegel (nella foto) prenderà le redini della Banca nazionale svizzera (BNS) a partire dal prossimo primo ottobre, quando diventeranno effettive le dimissioni dell’attuale presidente Thomas Jordan. A lui bisognerà guardare per capire quale sarà la politica monetaria del Paese alpino e quali i destini del franco svizzero.

Un passaggio importante che avviene in un momento importante. La BNS è impegnata in una svolta di politica monetaria che ha già visto l’istituto agire due volte nelle ultime due riunioni, portando i tassi di interesse all’1,25%. L’obiettivo delle due riduzioni riguarda proprio il franco svizzero e la necessità di fermare la sua rivalutazione nei confronti dell’euro.

Un passaggio importante che sarà però all’insegna della continuità. Schlegel lavora alla BNS dal 2003 e dal 2022 è stato il vicepresidente del Consiglio di amministrazione della BNS accanto a Thomas Jordan che ne è il presidente.  Lo stesso Schlegel ha dichiarato che seguirà il solco della conduzione di Jordan, anche se lo scenario che dovrà affrontare è diverso e richiederà interventi a volte differenti. “Il compito della BNS è garantire la stabilità, soprattutto la stabilità dei prezzi” ha dichiarato il futuro presidente della Banca nazionale svizzera.

Insieme a Schlegel sono stati nominati gli altri due membri del Consiglio di direzione della BNS. Si tratta di Antoine Martin, entrato nel 2024 nella direzione, e Petra Tschudin, da due anni membro supplente e, come il nuovo presidente, con una lunga carriera nella Banca centrale.

Chi è Martin Schlegel

Quarantasette anni (quarantotto il prossimo 20 agosto), Martin Reto Schlegel è l’attuale vicepresidente della BNS dal 2022. Master in economia nel 2003 dopo gli studi condotti all’Università di Zurigo, ha fatto subito ingresso nella Banca nazionale presso l’Unità di ricerca per ricoprire poi posizioni in differenti divisioni.

Nel frattempo ha proseguito gli studi fino ad arrivare al dottorato nel 2009 presso l’Università di Basilea, dove dal 2010 ricopre la carica di professore a contratto. Nel 2015 e 2016 ha lavorato al Fondo monetario internazionale in qualità di esperto.

L’ingresso nel Consiglio di amministrazione della BNS risale al 2018 in qualità di membro supplente, fino ad arrivare alla vicepresidenza nel maggio 2022. Accanto a Jordan, Schlegel ha affrontato la crisi del Credit Suisse e orchestrato il successivo salvataggio ad opera di UBS, pur avendo in precedenza dichiarato che non era previsto tra i compiti della Banca nazionale il salvataggio delle banche.

Le sfide che lo attendono alla BNS

Il compito di un banchiere centrale non è mai semplice. Misurare chi, tra Thomas Jordan e Martin Schlegel, avrà affrontato le sfide più difficili sarà possibile solo al termine del mandato del nuovo presidente della BNS.

Il quale riceve, tra le altre eredità di Jordan, quello che si può definire il classico elefante nella stanza. L’elefante è UBS, la più grande banca della Svizzera, resa ancora più grande dall’aver inglobato il Credit Suisse. Secondo le stime del Financial stability board (FSB), UBS è l’istituto che pesa di più al mondo sull’economia di una singola nazione. Il che significa che le sue difficoltà si riverbererebbero sull’intera Confederazione e sui Paesi circostanti.

L’altra sfida di Martin Schlegel è proseguire il percorso di normalizzazione dei tassi di interesse iniziato da Jordan, il quale, tra le ragioni per le sue dimissioni, ha citato proprio il necessario cambiamento nella politica monetaria. Al suo successore il compito di tenere sotto controllo i prezzi salvaguardando l’economia esportatrice svizzera dalla forza del franco svizzero, spinto dall’essere tradizionalmente considerato un bene rifugio.

 

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