Cambia la tassazione per i lavoratori residenti in Italia e impiegati nella Confederazione elvetica con l’introduzione della nuova flat tax per i frontalieri. Con la risoluzione n. 27/E del 10 aprile 2025, l’Agenzia delle Entrate ha ufficializzato il codice tributo “1863” da utilizzare nel modello F24 per il versamento della nuova imposta sostitutiva sui redditi da lavoro dipendente prodotti in Svizzera. Il provvedimento recepisce quanto previsto dall’articolo 6 del decreto legge n. 113 del 9 agosto 2024, convertito nella legge n. 143 del 7 ottobre 2024, introducendo la possibilità di optare per un’aliquota fissa del 25% in luogo dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali.
Il provvedimento, tuttavia, riguarda solo una minima parte degli oltre 90.000 lavoratori frontalieri tra Italia e Svizzera. Mauro Pellicciari, vicedirettore Ufficio frontalieri di Ocst, l’Organizzazione cristiano sociale ticinese, stima in circa 3.000 gli interessati.
Dott. Pellicciari, la nuova flat tax frontalieri interessa solo 3.000 lavoratori. Chi sono?
“Il provvedimento della flat tax per i frontalieri si applica a coloro che già prestavano attività lavorativa in Svizzera, con rientro quotidiano in Italia, tra il 31 dicembre 2018 e il 17 luglio 2023, residenti in comuni che all’epoca non erano entro la fascia di confine di 20 chilometri. Per esempio Saronno, Lentate sul Seveso, Meda, solo per citarne alcuni”.
Adesso vi rientrano?
“Sì, con il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sono state aggiornate, usando le ultime tecnologie satellitari, le misurazioni che risalivano al 1974. Settantadue nuovi comuni sono entrati nella fascia limite dei 20 chilometri”.
Cosa cambia per i lavoratori frontalieri di questi comuni?
“Prima i lavoratori residenti in questi comuni erano considerati frontalieri fuori fascia. Con il nuovo accordo sarebbero rientrati tra i ‘nuovi frontalieri’ (assunti dopo il 17 luglio 2023 – n.d.r.) ma l’intervento legislativo offre loro l’opportunità di optare, in fase di dichiarazione dei redditi, per il pagamento di un’imposta fissa del 25% sul prelievo alla fonte già versato in Svizzera. Ciò li equipara ai vecchi frontalieri”.
Si risolve una distorsione.
“Sì, perché se fossero stati considerati nuovi frontalieri, avrebbero pagato le imposte in Italia in base alle aliquote Irpef, usufruendo solo di una franchigia che ora è pari a 10.000 euro”.
Tuttavia, mentre i vecchi frontalieri pagano le tasse solo in Svizzera, i “nuovi” vecchi frontalieri le pagheranno sia in Svizzera che in Italia. C’è comunque uno svantaggio?
“Nella maggior parte dei casi no perché verranno tassati alla fonte in Svizzera all’80% e in Italia pagheranno il 25% di quell’80%. Il totale è del 100% che è la stessa quota di imposte che paga il vecchio frontaliere”.
In più ci sarà da pagare la tassa sulla salute.
“Sì, se e quando ci sarà. Bisogna infatti precisare che per la Svizzera questi ‘nuovi’ vecchi frontalieri rimangono nuovi frontalieri e questo ha una conseguenza: la Confederazione trasmetterà i loro dati fiscali all’Agenzia delle Entrate, cosa che non accade per i vecchi frontalieri ‘tradizionali’”.
Oltre all’inserimento nelle liste dei frontalieri di comuni che prima non erano considerati nella fascia dei venti chilometri, ci sono anche comuni che erano inseriti nelle liste del cantone Grigioni e non di quello ticinese. Cosa cambia in questo caso?
“È una questione che riguarda i ristorni che la Svizzera gira ai comuni italiani di confine. Mentre per l’Italia, in seguito alla Voluntary disclosure del 2017, è considerato frontaliere fiscale chiunque abiti nella fascia dei venti chilometri dal confine, per la Confederazione è frontaliere solo chi abita entro i venti chilometri dal confine del Cantone in cui lavora. Quindi, per esempio, un residente a Morbegno, comune confinante con il Cantone dei Grigioni, che si rechi a lavorare ogni giorno in Ticino, per la Svizzera non è un frontaliere. Sulle tasse prelevate alla fonte, in questo caso, non è previsto alcun ristorno. Per esempio tutti i comuni della provincia di Sondrio si trovavano in questa situazione e non ricevevano ristorni dal Canton Ticino. Da ora in poi, con la revisione delle liste e l’inserimento di questi comuni nelle liste dei frontalieri del Canton Ticino, l’opzione della tassazione fissa al 25% permetterà allo Stato italiano di ottenere una compensazione”.
Ma infine, conviene optare per la nuova imposta sostitutiva in sede di dichiarazione dei redditi?
“Assolutamente sì. Penso che i soli a non scegliere questa opzione saranno coloro che avranno la possibilità di effettuare detrazioni molto elevate che verrebbero perse. Per esempio, chi ha in essere un superbonus e può detrarre trenta o quarantamila euro all’anno. In tutti gli altri casi conviene applicare la tassazione sostitutiva”.