La Banca nazionale svizzera (Bns) ha abbassato i tassi di interesse allo 0%, rispolverando la politica “zirp”, zero interest rate policy. La scelta è derivata dall’andamento del tasso di inflazione, sceso in negativo nel mese di maggio a -0,1% per la prima volta in quattro anni e ben al di sotto dell’obiettivo target delle Banche centrali al 2%.
È la sesta riduzione di 25 punti base operata dalla Bns dall’inizio del 2024. Non viene esclusa, dalla stessa Banca nazionale, la possibilità di reintrodurre tassi negativi se le pressioni deflazionistiche dovessero persistere. La Bns prevede un’inflazione media dello 0,2%, nel 2025, contro stime precedenti dello 0,4%, e un leggero rimbalzo allo 0,5% nel 2026. La crescita economica della Svizzera dovrebbe attestarsi tra l’1 e l’1,5%, in rallentamento.
Franco svizzero onori e oneri di essere una valuta rifugio
Il franco svizzero ha registrato un apprezzamento netto di quasi il 10% sul dollaro Usa nel corso del 2025. Lo scontro tra le due valute rifugio si è concluso, finora, con una prevalenza della moneta svizzera. Il biglietto verde ha subito i problemi di debito che gli Stati Uniti devono affrontare e l’imprevedibilità delle politiche dell’amministrazione Trump. La ricerca di porti sicuri, in uno scenario internazionale instabile, tra dazi e conflitti in corso, ultimo quello tra Israele e Iran, ha spinto gli operatori di mercato verso il franco e verso lo yen giapponese. Un franco svizzero troppo forte, tuttavia, mette a rischio le esportazioni della Confederazione. Da qui nasce l’intervento “protettivo” della Banca nazionale svizzera.
La reazione del franco svizzero alla decisione della Bns
La decisione di portare i tassi di interesse a 0% ha causato un indebolimento limitato del franco svizzero, che rimane sostenuto dal suo ruolo di bene rifugio. Contro l’euro (cambio Eur/Chf) il franco svizzero è scivolato dello 0,30% circa da quando è stato dato l’annuncio dalla Bns. Alla rilevazione di stamane alle 11:00 l’Eur/Chf si attesta a 0,9366. Da inizio anno il cambio tra le due valute appare poco variato (-0,36%), ma ciò nasconde un picco massimo a 0,9649 in marzo e un seguente minimo, il 10 aprile, a 0,9225. Il primo è corrisposto all’accelerazione dei mercati dopo l’incertezza di inizio anno, favorito da un contesto risk-on sui mercati finanziari. Il secondo, brusco calo, fino ai minimi è arrivato in coincidenza con l’annuncio dei dazi reciproci da parte del presidente Usa, Donald Trump.
L’impatto dello scenario geopolitico
Nei prossimi mesi i temi che muoveranno il franco svizzero rimarranno la geopolitica, i dazi e le mosse delle altre Banche centrali, in particolare Bce e Fed, nonché ovviamente della Bns. Riguardo al conflitto Mediorientale, tra Israele e Iran, un’escalation con il coinvolgimento degli Stati Uniti aumenterebbe il peso della componente rifugio a favore del franco, situazione che potrebbe protrarsi se l’Iran mostrasse più resistenza di quanto gli analisti pensano e se dovessero esservi ripercussioni sullo Stretto di Hormuz, dove ogni giorno passa circa il 20% del consumo globale di petrolio. Il tema dazi è affidato all’imprevedibilità di Donald Trump. Secondo gli analisti un accordo verrà trovato, ma che non si tornerà alla situazione precedente. Una stabilizzazione dello scenario per il commercio globale, lascerebbe comunque il dollaro esposto ai problemi di bilancio degli Stati Uniti e dunque un contesto favorevole al franco svizzero.
Per quanto riguarda la Fed, che ieri ha confermato i tassi di interesse nell’intervallo 4,25%-4,50%, le prospettive sono ancora di due tagli entro la fine dell’anno. Jerome Powell si è mantenuto molto prudente nelle sue previsioni. La Banca centrale americana attende un aumento dell’inflazione per fine anno (causa dazi). Con due tagli di 25 punti base, il differenziale di tassi di interesse con la Svizzera rimarrebbe comunque elevato e dunque, in questo caso, sfavorevole al franco svizzero.
Anche la Bce ha una posizione meno espansiva rispetto alla Bns. Con i tassi di interesse al 2% e l’inflazione in rallentamento (a maggio è risultata negativa in Francia), i falchi del board hanno iniziato a premere per un’interruzione dei tagli. Lo spazio di movimento appare quindi limitato e, a fronte di una Snb che potrebbe portare i tassi di interesse in negativo, anche in questo caso a indebolirsi potrebbe essere il franco svizzero.
L’effetto del cambio sulla conversione del salario
Per chi lavora in Svizzera e risiede in Italia tenere sotto controllo il cambio tra euro e franco svizzero assume grande importanza. Le maggior forza, in media, della valuta della Confederazione ha permesso, negli ultimi anni, do beneficiare di un rapporto favorevole, ossia sotto 1:1. L’ultima volta che l’Eur/Chf si è trovato sopra questa parità è stato nell’agosto del 2022.
Oggi, per esempio, il cambio si trova a 0,9366 (rilevazione delle ore 11:00). Ciò significa che 1.000 franchi svizzeri valgono 1.067,69 euro (al lordo delle commissioni sui cambi). Ad aprile, sui minimi di area 0,9225, con 1.000 franchi svizzeri si sarebbero ottenuti 1.084.01 euro, una differenza superiore al punto percentuale.