La guerra dei dazi travolge la Svizzera: impatti economici e valutari

Autore Filippo Cova

Gli Stati Uniti hanno sorpreso la Svizzera con un aumento drastico dei dazi, fissati al 39% sulle esportazioni elvetiche verso Washington. La mossa colpisce duramente l’industria della Confederazione. Il rincaro si aggiunge al precedente 10% già in vigore. Si tratta di un vero e proprio salasso per un Paese fortemente dipendente dall’export di beni ad alto valore aggiunto come farmaci, macchinari di precisione, orologi e cioccolato. Il 19% delle esportazioni svizzere finisce proprio nel mercato americano. Nel frattempo, l’Unione europea ha ottenuto un trattamento più favorevole con tariffe limitate al 15%.

La Svizzera, tradizionalmente neutrale e partner commerciale stabile, si è trovata improvvisamente sotto tiro. Il governo elvetico ha espresso rammarico per una decisione presa nonostante i progressi dei colloqui bilaterali e l’atteggiamento costruttivo di Berna. “Alcune voci nel Paese chiedono un riavvicinamento all’Unione europea, che ha ottenuto dazi ben più bassi (15%). Cresce il dibattito sull’effettiva sostenibilità della neutralità in un mondo multipolare” ha spiegato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

Si stima che un mantenimento dei dazi a livelli così elevati possa impattare negativamente sul Pil svizzero, soprattutto se dovesse cadere l’esenzione relativa ai farmaci, una delle due categorie — insieme all’oro — escluse dalle tariffe in quanto strategiche. Tuttavia, questa scelta americana appare come una mossa tattica per mantenere leva negoziale nelle prossime trattative.

 

Reazioni sui mercati valutari dopo i dazi alla Svizzera

Il mercato valutario internazionale ha registrato ripercussioni immediate e significative dopo le dichiarazioni di Trump sui dazi al 39% sulle importazioni dalla Svizzera. Il cambio tra dollaro Usa e franco svizzero (USD/CHF) ha subito un apprezzamento, riflettendo le aspettative di una contrazione dell’export svizzero verso gli Stati Uniti e l’incertezza sulle prospettive di crescita economica della Confederazione. Il dollaro ha mostrato un rafforzamento anche contro l’euro (EUR/USD) dopo l’accordo commerciale con Bruxelles che ha fissato tariffe al 15%.

Per quanto riguarda il cambio EUR/CHF, inizialmente il franco ha guadagnato terreno grazie al suo ruolo di valuta rifugio. Tuttavia, l’annuncio dei dazi al 39% ha portato a un recupero dell’euro, da 0,9280 a 0,9350, segnalando un indebolimento del franco. Tale dinamica riflette sia il timore di un’escalation nelle tensioni con gli Stati Uniti, che potrebbe tradursi in pressioni sulla Banca nazionale svizzera (Bns), sia un possibile irrigidimento della politica monetaria di quest’ultima, che in passato ha subito accuse di manipolazione valutaria proprio da Donald Trump.

 

Il futuro incerto del franco svizzero come valuta rifugio

Al centro di questa crescente controversia valutaria si colloca il destino del franco svizzero. La valuta elvetica è messa in discussione dal clima protezionistico e dalle nuove politiche commerciali degli Stati Uniti. Un tempo percepita come uno dei massimi “beni rifugio” a livello globale, il franco oggi perde parte del suo smalto a causa del trattamento “paragonabile ad altri Paesi” riservato alla Svizzera, che rischia così di minarne la reputazione.

L’indebolimento del franco riflette la vulnerabilità economica alle misure protezionistiche americane. È anche la manifestazione della fine momentanea del suo status di safe haven in un contesto segnato da tensioni diplomatiche e commerciali con Washington.

L’evoluzione delle trattative bilaterali avrà dunque conseguenze decisive: un peggioramento delle relazioni, con eliminazione delle esenzioni su farmaci e oro, potrebbe infliggere un altro duro colpo all’economia svizzera e al valore della sua moneta, mettendo in discussione il modello economico della Confederazione, in un mondo caratterizzato da crescenti incertezze geopolitiche e commerciali.

In questo contesto di crescente incertezza, la Svizzera si trova a dover ripensare il proprio posizionamento economico e diplomatico su scala globale. La posta in gioco è alta: non solo per l’export e il franco, ma per il ruolo stesso della Confederazione nello scacchiere economico internazionale.

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