Povertà in aumento, la Svizzera corre ai ripari

Autore Mathilde Lambert

Povertà e Svizzera non dovrebbero fare rima. Lo pensa la consigliera nazionale del Parti socialiste genevois, Estelle Revaz, che ha presentato sul finire dello scorso anno una mozione approvata dalla Camera dei Cantoni e ora all’attenzione del Parlamento federale di Berna. La mozione chiede il prolungamento fino al 2030 del Programma di prevenzione e lotta alla povertà, in scadenza nel 2024 e l’adozione di una strategia nazionale contro il problema.

 

In Svizzera la povertà esiste

In Svizzera la povertà esiste. Forse non è visibile come in altre nazioni, ma il numero di coloro che vi rientrano è in crescita. Gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica hanno individuato 745.000 persone in condizioni di povertà, pari all’8,7% della popolazione della Confederazione. Si tratta, bisogna chiarirlo, di “povertà reddituale”, che colpisce le persone che non possono permettersi alcuni beni e servizi che permettono di vivere una vita “socialmente integrata”.

Non si parla quindi di “fame”, o di deprivazione di beni fondamentali per la vita umana, ma è una condizione che si sta diffondendo. I livelli sono infatti tornati a quelli di quattro e cinque anni fa, il 2019 e il 2020, anni caratterizzati dalla pandemia. Nel 2019, l’8,7% della popolazione viveva in povertà reddituale, l’8,5% nel 2020.

Potrebbe far storcere il naso la cifra di reddito mensile al di sotto della quale una persona viene considerata redditualmente povera: poco meno di 2.500 franchi per una persona che vive sola, circa 4.000 per una famiglia composta da due adulti e due bambini. Redditi superiori a quelli di altre nazioni ma che non mettono al riparo dal rischio di non farcela a fine mese. Il costo della vita in Svizzera, bisogna ricordarlo, è molto più elevato. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio di statistica le persone più a rischio sono gli stranieri, le persone che vivono da sole, quelle con una bassa formazione scolastica e le famiglie monoreddito.

Le statistiche della Confederazione misurano anche il livello di “deprivazione materiale e sociale”. Vi ricadono coloro che debbono rinunciare a beni, servizi e attività sociali. In questo caso la misurazione non viene fatta in base al reddito, ma calcolata sulla base di 13 indicatori di vita quotidiana. Se in almeno cinque non si raggiunge la soglia di sussistenza, si viene considerati poveri. In condizioni di deprivazione sono caduti 5,2 svizzeri su 100, secondo le indicazioni di UST, pari a 450.000 persone. Qui di seguito i 13 indicatori:

 

Gli indicatori famigliari

  • Assenza di pagamenti arretrati;
  • Capacità di fare fronte a una spesa imprevista di 2.500 franchi;
  • Poter permettersi un viaggio di una settimana all’anno;
  • Capacità di sostituire il mobilio di casa;
  • Riscaldamento adeguato dell’abitazione;
  • Mangiare carne, pesce o un pasto equivalente vegetariano almeno ogni due giorni;
  • Automobile per uso privato;

 

Gli indicatori individuali

  • Connessione a internet nell’abitazione;
  • Acquisto di vestiti nuovi per sostituire quelli usati;
  • Almeno due paia di scarpe per ogni stagione;
  • Possibilità di spendere una piccola somma di denaro per sé stessi ogni settimana;
  • Svolgimento di un’attività a pagamento nel tempo libero;
  • Possibilità di uscite sociali con la famiglia o gli amici almeno una volta al mese.

 

Un confronto europeo

Se confrontata con quella degli altri Paesi europei, la situazione della Svizzera non appare grave e il tenore di vita si conferma, in media, uno dei più alti. Il tasso di deprivazione sociale e materiale in Europa, calcolato dall’UST al 2021, si attesta all’11,9%, oltre il doppio che nella Confederazione (5,2%). Naturalmente il confronto non restituisce una situazione reale per ogni nazione, visto che i criteri utilizzati per definire le condizioni di deprivazione possono variare.

In ogni caso la Svizzera fa meglio della maggior parte degli europei, superata solo da Repubblica ceca (4,8%), Olanda (4,6%), Austria (4,4%), Finlandia (3,6%) e Svezia (3,5%). Quanto all’Italia, si posiziona con l’11,3% al di sotto della media dell’Unione europea, a un’incollatura dalla Francia (11,4%). Stanno peggio il Portogallo (13,5%), la Spagna (15,4%), la Serbia (21,4%), la Grecia (29,2%) e la Romania (34,5%).

Il grafico a barre orizzontali azzurre, blu e rosse, mostra la percentuale di persone che, in ogni nazione europea vive al di sotto del tasso di povertà, intesa come deprivazione materiale e sociale
Tasso di deprivazione sociale e materiale in Europa – Fonte, Eurostat. Valori aggiornati al secondo primo semestre 2021
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