Ancora sei mesi. Lo smart working dei frontalieri potrà continuare fino al 30 giugno 2023. Così hanno deciso l’Unione europea e l’Ufficio federale svizzero delle assicurazioni sociali, in attesa di una revisione complessiva della materia. I lavoratori italiani che si spostano quotidianamente verso una sede di lavoro nella Confederazione elvetica potranno lavorare da remoto senza rischiare di perdere lo status di frontaliere, e senza dover versare i contributi di sicurezza sociale all’Inps. Una buona notizia non solo per loro e per i datori di lavoro (il carico di contributi è più oneroso in Italia) ma anche per l’ambiente, in termini di riduzione della circolazione di autoveicoli tra l’Italia e la Svizzera.
Cosa succederà dopo il 30 giugno 2023
L’”Accordo amichevole” che permette ai frontalieri di lavorare da remoto senza perdere lo status (permesso G) è stato adottato durante l’emergenza pandemica e poi prorogato una prima volta il 14 giugno 2022. Ora è arrivata una nuova estensione fino al 30 giugno 2023. Dopo questa data, in assenza di ulteriori proroghe o di una revisione complessiva della materia, i frontalieri dovranno riprendere a spostarsi tra l’Italia e la sede di lavoro in Svizzera per almeno il 75% del tempo. La normativa base permette lo smartwork solo per il 24,99% dell’orario di lavoro, un giorno ogni quattro. In caso contrario non verrebbero più considerati frontalieri e il loro datore di lavoro dovrebbe versare i contributi di sanità e pensione all’Inps.
Tuttavia, i cambiamenti nel mondo del lavoro che sono stati accelerati durante l’emergenza Covid, la necessità di ridurre le fonti inquinanti (come il traffico sulle strade), potrebbe spingere la Svizzera e l’Unione europea a estendere l’accordo o aumentare le soglie di lavoro da remoto. In particolare, sono in corso delle trattative con il Ministero delle Finanze francese per incrementare la soglia del telelavoro frontaliero al 40%, idea che potrebbe essere estesa a tutti i paesi confinanti con la Confederazione. Gli imprenditori svizzeri che vedono il rischio di perdere la possibilità di attrarre lavoratori qualificati si sono già espressi favorevolmente.
Il numero di frontalieri in Svizzera
Secondo le statistiche diffuse dall’Ufficio federale di statistica, nel terzo trimestre 2022 il numero di frontalieri che lavorano in Svizzera hanno raggiunto la cifra di 374.304, in crescita dell’1,3% rispetto al secondo trimestre dell’anno e del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Canton Ticino ne raccoglie 77.732, secondo dietro la Regione del Lemano con 145.742 frontalieri. Il settore terziario è quello più interessato con 255.214 unità. Gli italiani in possesso del Permesso G sono 89.742, la “popolazione” più numerosa dopo i francesi, che sono 208.586, mentre i tedeschi di attestano a 63.950 unità.