Corso storico CHF/EUR
Eventi e approfondimenti
Tasso: 1.1073
Nuovi dazi USA sull'UE al 30% e pressioni sulla BNS
Tasso: 1.0821
L’amministrazione Trump ha annunciato l’intenzione di imporre un dazio del 30% sui beni europei esportati negli USA, con entrata in vigore prevista dal 1° agosto 2026. L’UE non ha adottato misure ritorsive e ha dichiarato la propria disponibilità a continuare i negoziati.
Parallelamente, il governo svizzero ha convocato il presidente della BNS Martin Schlegel per dei colloqui riguardanti gli interventi della banca centrale sui mercati valutari, da tempo guardati con sospetto da Washington. Una scadenza fissata dagli USA per la conclusione di un accordo commerciale con Berna è trascorsa senza conseguenze, dopo la sentenza della Corte Suprema che aveva modificato il quadro normativo sui dazi. Il franco si è parzialmente indebolito dai massimi di marzo, con CHF/EUR che si è stabilizzato intorno a 1,09-1,08 nelle settimane successive.
Tasso: 1.0969
Massimo storico decennale del franco: CHF/EUR rompe quota 1.1
Tasso: 1.101
Spinto dalle tensioni geopolitiche globali e da una frenetica ricerca di sicurezza, il tasso di cambio CHF/EUR ha subito una brusca accelerazione al rialzo. Il 9 marzo 2026, la coppia ha persino oltrepassato brevemente la soglia psicologica di 1,1 euro per franco, un livello senza precedenti dall’abolizione del peg della BNS nel 2015.
La recente escalation delle tensioni in Medio Oriente – in particolare con l’Iran – ha riacceso i timori di uno shock petrolifero e di un’inflazione energetica persistente in Europa, spingendo gli investitori internazionali verso la neutralità e la stabilità della valuta svizzera. Il 9 marzo 2026 ha segnato il minimo storico decennale per EUR/CHF a 0,900 franchi per euro e il massimo corrispondente CHF/EUR a 1,101 euro per franco.
Tasso: 1.0951
Corte Suprema USA dichiara incostituzionali i dazi Trump (IEEPA)
I nuovi dazi imposti sotto l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) nel 2025 sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel febbraio 2026. La sentenza ha creato un’enorme incertezza sui mercati, poiché ha rimosso temporaneamente il regime tariffario in vigore, aprendo la strada a negoziati bilaterali e a un nuovo quadro di dazi basato su sezioni diverse della normativa commerciale americana.
La settimana tra il 22 e il 27 febbraio 2026 è stata segnata da questa storica sentenza, da tensioni crescenti in Medio Oriente e da un conflitto commerciale in escalation tra USA e Cina, con dazi al 100%. La combinazione di questi elementi ha spinto nuovamente gli investitori verso il franco svizzero come bene rifugio, rafforzando il CHF rispetto all’euro.
Tasso: 1.0715
BCE mantiene i tassi al 2%: pausa nel ciclo di allentamento
Nella sua ultima riunione del 2025, la Banca Centrale Europea ha mantenuto il tasso sui depositi al 2%, segnando la quarta pausa consecutiva nel ciclo di riduzione avviato nel giugno 2024. Le previsioni di inflazione per il 2026 sono state riviste al rialzo all’1,9% dall’1,7%, segnalando che la BCE non aveva fretta di tagliare ulteriormente.
La coppia CHF/EUR ha risentito di questo contesto: con la BCE ferma al 2% e la BNS a 0%, il differenziale di tassi ha continuato a sostenere il franco svizzero rispetto all’euro. Il tasso si è assestato intorno a 1,065-1,077 EUR per CHF, in un movimento laterale che rifletteva l’attesa degli investitori per i prossimi sviluppi di politica monetaria nel 2026.
Tasso: 1.0729
BNS mantiene i tassi a 0%: massimi annuali per il franco
Tasso: 1.0841
La Banca Nazionale Svizzera ha lasciato il tasso di riferimento invariato a 0% nelle riunioni del 2025, ribadendo la disponibilità a intervenire sui mercati valutari se necessario. Il presidente Schlegel ha sottolineato che la BNS è disposta a reintrodurre i tassi negativi se le condizioni lo richiedono, pur riconoscendo gli effetti indesiderati di tale strumento.
Il franco svizzero ha raggiunto il suo massimo annuale del 2025 il 13 novembre, con un tasso CHF/EUR di 1,0841. La forza del CHF in questo periodo è stata sostenuta da una combinazione di fattori: il ritiro graduale degli investitori dai mercati rischiosi, la debolezza dell’economia europea e il persistente appeal della Svizzera come porto sicuro in un contesto di incertezze geopolitiche globali.
Tasso: 1.0739
USA impone dazi del 39% sui prodotti svizzeri
Il presidente Trump ha imposto un dazio del 39% sui beni importati dalla Svizzera, rendendolo uno dei più alti tra tutti i partner commerciali degli Stati Uniti – superiore a quello inizialmente annunciato del 31% e significativamente più elevato rispetto ai dazi applicati a UE, Giappone e Corea del Sud (15%). La decisione è nata dalla volontà dell’amministrazione di ridurre il deficit commerciale con la Svizzera (38 miliardi di dollari nell’anno precedente) e di fare pressione affinché le aziende spostassero la produzione negli USA.
Dal punto di vista del cambio CHF/EUR, la notizia ha paradossalmente indebolito temporaneamente il franco: i mercati hanno interpretato i dazi come un rischio economico diretto per l’export svizzero (orologi, macchinari, farmaceutica), portando EUR/CHF a rimbalzare verso 0,93 dopo i minimi di inizio estate. Allo stesso tempo, data la bassa inflazione legata alla forza del franco e le sfide economiche poste dai dazi, sono aumentate le speculazioni su un possibile ritorno della BNS a tassi negativi nel settembre 2025.
Tasso: 1.0653
BNS taglia i tassi a 0%: il franco rimane forte nonostante l'allentamento
Il 19 giugno 2025, la Banca Nazionale Svizzera ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base portandolo a 0,00%, il suo sesto taglio consecutivo da marzo 2024, avvicinando il costo del denaro alla soglia del territorio negativo. La mossa è stata dettata dal calo dell’inflazione – scesa a -0,1% in maggio – e dalla forza persistente del franco svizzero, oltre che dall’incertezza economica globale legata alle tensioni commerciali.
Nonostante il taglio, la politica accomodante della BNS è stata compensata dalla domanda di CHF come bene rifugio, permettendo all’euro di apprezzarsi circa lo 0,8% nelle quattro settimane precedenti. La coppia CHF/EUR si è mantenuta in un canale laterale tra 1,070 e 1,060, segnalando che il mercato già scontava la mossa. Il presidente Schlegel ha dichiarato che la BNS si trovava “sulla soglia dei tassi negativi” e ha ribadito la disponibilità a intervenire sul mercato valutario se necessario.
Tasso: 1.0700
Colloqui di pace Russia-Ucraina a Istanbul e tregua USA-Cina
Tasso: 1.0640
Il presidente Putin aveva proposto riprendere i negoziati diretti con l’Ucraina a Istanbul in risposta alle pressioni internazionali per un’estensione del cessate il fuoco di tre giorni implementato dalla Russia all’inizio di maggio 2025. Nonostante nessuno dei due leader abbia partecipato di persona, i colloqui hanno prodotto un accordo sullo scambio di prigionieri di guerra e sulla continuazione del dialogo.
Un secondo round di colloqui si è tenuto il 2 giugno con la presentazione di rispettivi memorandum di pace.
Parallelamente, nella stessa finestra temporale è stata siglata una tregua commerciale temporanea tra USA e Cina, che ha allentato i timori di una guerra commerciale globale totale. La combinazione di questi due fattori ha ridotto la pressione sul franco come bene rifugio, permettendo all’euro di recuperare terreno rispetto ai minimi di aprile.
Tasso: 1.0479
"Liberation Day" – Dazi reciproci di Trump scuotono i mercati
Tasso: 1.082
Il 2 aprile 2025, il presidente Trump ha annunciato l’introduzione di dazi “reciproci” su tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, in quella che la sua amministrazione ha definito la “Liberation Day”. La misura ha innescato un’ondata di volatilità sui mercati globali e ha segnato il culmine di una prima metà del 2025 caratterizzata da crescente incertezza, legata alla combinazione di tensioni commerciali, dinamiche geopolitiche in evoluzione e crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale degli USA.
Per la coppia CHF/EUR, l’effetto è stato immediato: il tasso di cambio della coppia ha toccato il suo massimo del 2025 (fino a quel momento), pari a 1,082 euro per franco, il 15 aprile 2025. Il CHF ha beneficiato del suo ruolo di tradizionale valuta rifugio: di fronte all’incertezza commerciale globale, i capitali si sono spostati massicciamente verso la Svizzera, mentre l’euro ha sofferto dei timori di un impatto recessivo sui principali partner commerciali europei.
Tasso: 1.0671
Annuncio UE su difesa e autonomia strategica
Tasso: 1.0372
Nel marzo 2025, l’Unione Europea ha annunciato un piano storico per la difesa comune, introducendo un budget condiviso significativo, con fondi fino a 150 miliardi di euro destinati all’acquisto congiunto di sistemi d’arma europei e misure fiscali più flessibili per incentivare gli investimenti in difesa. Questo passo rappresenta una svolta strategica volta a rafforzare la capacità autonoma di difesa dell’UE, in risposta alle crescenti minacce geopolitiche e alla necessità di un maggiore coordinamento tra gli Stati membri.
Dal punto di vista della coppia valutaria CHF/EUR, l’annuncio ha avuto un impatto positivo temporaneo sulla fiducia nell’euro, rafforzandolo rispetto al franco svizzero. La creazione di un budget di difesa comune rappresenta un segnale di maggiore coesione e stabilità politica nell’area euro, elementi che attraggono investitori valutari e migliorano la percezione di solidità della moneta unica. Di conseguenza, il franco ha mostrato un indebolimento momentaneo rispetto all’euro, riflettendo il rialzo della valuta europea in seguito a questa importante iniziativa strategica dell’UE.
In sintesi, il piano di difesa UE di marzo 2025 ha elevato la fiducia nel progetto europeo e nella sua capacità di autonomia strategica, esercitando un effetto diretto di rafforzamento dell’euro rispetto al franco svizzero nella coppia CHF/EUR, anche se tale effetto è stato più di natura temporanea legata all’impatto politico e di sentiment sul mercato valutario.
Tasso: 1.0372
Minimo annuale CHF/EUR
Il 14 marzo 2025 la coppia CHF/EUR ha toccato il minimo annuale corrispondente a 1,0372, indicando una fase di debolezza del franco svizzero rispetto all’euro. Questo livello rappresenta il punto più basso dell’anno per il franco nei confronti dell’euro, riflettendo una preferenza degli investitori per la valuta europea in quel periodo.
Dal punto di vista tecnico, questo minimo costituisce un livello di supporto critico per la coppia CHF/EUR, oltre il quale il franco ha mostrato difficoltà a rafforzarsi ulteriormente contro l’euro. Dopo aver toccato questo minimo, si è avviata un’inversione di tendenza che ha visto il franco riprendere valore rispetto all’euro.
In sintesi, il minimo di CHF/EUR del 14 marzo 2025 è stato un segnale chiave di un momento di debolezza del franco seguito da un’inversione, indicando cambiamenti nelle condizioni di mercato e nelle aspettative economiche tra l’area euro e la Svizzera.
Tasso: 1.0592
BCE taglia i tassi al 2,75%
Il 30 gennaio 2025 la Banca Centrale Europea ha deciso di tagliare i tassi di riferimento al 2,75%, segnando un importante segnale di accomodamento monetario in un contesto economico europeo ancora fragile. Questa mossa è stata motivata dalla necessità di stimolare la crescita interna e sostenere la ripresa dei consumi e degli investimenti, di fronte a segnali di rallentamento economico e inflazione sotto controllo ma volatile. La decisione riflette la volontà della BCE di mantenere condizioni finanziarie favorevoli, anche a costo di un indebolimento temporaneo della moneta unica.
Dal punto di vista dei mercati valutari, la riduzione dei tassi ha generato immediata pressione al ribasso sull’euro. Gli investitori tendono a preferire valute con rendimenti più elevati, e in questo scenario il franco svizzero, tradizionalmente percepito come rifugio sicuro e sostenuto da politiche monetarie più conservative, si è rafforzato rispetto all’euro. La differenza tra le politiche della BCE e della Banca Nazionale Svizzera ha quindi accentuato gli spostamenti dei capitali verso la Svizzera, alimentando l’apprezzamento del CHF.
In un’ottica più ampia, questo taglio dei tassi ha implicazioni per i lavoratori frontalieri e per le imprese transfrontaliere, poiché un franco più forte rende più costosi i consumi e gli investimenti in euro e incide sul potere d’acquisto di chi riceve stipendi in franchi ma spende in euro. Allo stesso tempo, le esportazioni svizzere diventano leggermente più costose per i partner europei, evidenziando l’interconnessione tra politica monetaria e flussi commerciali nella regione.
Tasso: 1.0606
Trump ancora Presidente USA
Il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti il 20 gennaio 2025 ha segnato un evento significativo nella politica internazionale.
Trump, che era già stato il 45° presidente dal 2017 al 2021, è diventato il 47° presidente degli Stati Uniti dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 2024 contro la candidata democratica Kamala Harris.
Trump ha iniziato il suo mandato con una serie di ordini esecutivi, tra cui la commutazione delle sentenze per gli attacchi al Congresso e misure per ridurre i costi energetici. Ha promesso anche di combattere l’inflazione e ha annunciato l’intenzione di imporre tariffe commerciali su Canada e Messico. La sua politica estera si è concentrata, ancora, sull’approccio “America First”, con l’uscita dall’OMS e una revisione degli aiuti esteri.
Il ritorno di Trump ha aumentato l’incertezza geopolitica, influenzando i mercati finanziari e le relazioni internazionali, soprattutto con la Cina e l’Europa (ma anche in Svizzera potrebbero esserci ripercussioni).
Tasso: 1.024
Volatilità dei mercati
Tasso: 1.0594
Nel 2024, i mercati finanziari hanno mostrato una volatilità variabile a seconda degli asset e delle regioni.
In generale, il mercato azionario ha registrato performance positive, con rialzi a doppia cifra sia in Europa che negli Stati Uniti. Tuttavia, sono state osservate fasi di volatilità, in particolare durante l’estate, influenzate da fattori come le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le tensioni in Medio Oriente.
Il mercato obbligazionario ha inizialmente mostrato una volatilità inedita, causata dall’aumento dei tassi di interesse e dalla ripresa dell’inflazione, che ha portato a un rialzo dei rendimenti e a una perdita di valore per le obbligazioni esistenti con cedole più basse. Inaspettatamente, durante l’estate, il contesto è cambiato con un calo dell’inflazione e dati macroeconomici meno favorevoli, favorendo un rally nel comparto obbligazionario.
A livello globale, l’indice MSCI World ha subito un calo notevole a luglio e agosto, terminando il periodo con una perdita del 7,66%.
La volatilità è stata più contenuta rispetto al passato per alcuni indici, come il mercato europeo, che ha mostrato una diminuzione della volatilità rispetto al 2023.
In sintesi, il 2024 è stato un anno contraddittorio per i mercati finanziari, con performance positive per l’azionario ma volatilità nel comparto obbligazionario, influenzate da fattori geopolitici e macroeconomici.
Tasso: 1.0799
Tensioni geopolitiche e conflitti commerciali
Tasso: 1.0625
Nel 2024, le tensioni geopolitiche sono state un fattore dominante nella scena internazionale, influenzando significativamente l’economia globale.
Ecco alcuni degli eventi principali:
- Conflitto Russia-Ucraina: La guerra tra Russia e Ucraina è continuata, con uno stallo che ha mantenuto alta l’incertezza geopolitica. Questo conflitto ha avuto un impatto significativo sui mercati energetici e le catene di approvvigionamento globali.
- Tensioni in Medio Oriente: La guerra tra Hamas e Israele ha aumentato le preoccupazioni per la stabilità regionale, con possibili ripercussioni sui mercati dell’energia.
- Competizione USA-CINA: La competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina è stata una delle principali dinamiche globali nel 2024, influenzando le relazioni commerciali e strategiche tra le due potenze.
- Elezioni presidenziali negli Stati Uniti: Le elezioni del 2024 negli Stati Uniti sono state viste come un momento critico per la geopolitica globale, con ripercussioni sulle relazioni internazionali e sul commercio.
- Allargamento dei BRICS: L’ingresso di nuovi membri nei BRICS ha rafforzato il peso economico e politico di questo gruppo, contribuendo alla frammentazione dell’ordine mondiale.
Questi eventi hanno contribuito a mantenere alta l’incertezza geopolitica, influenzando i mercati finanziari e le decisioni economiche globali. Le tensioni geopolitiche hanno sottratto circa un punto di crescita al PIL dell’Eurozona nel 2024, secondo le stime della BCE.
Tasso: 1.0155
Aumento inflazione e revisione dei tassi
Tasso: 1.0799
Nel 2023, l’aumento dell’inflazione è stato un tema centrale per le banche centrali in tutto il mondo. L’inflazione è stata alimentata da vari fattori, tra cui la ripresa economica post-pandemica, l’aumento dei prezzi delle materie prime e le tensioni geopolitiche, come la guerra tra Russia e Ucraina.
La Banca Centrale Europea (BCE) ha risposto a questo scenario aumentando i tassi di interesse per contenere l’inflazione. Fino a settembre 2023, la BCE ha innalzato tali tassi in dieci occasioni consecutive, portando il tasso di riferimento a un massimo storico del 4,50% il 20 settembre 2023.
Gli aumenti avevano il fine di ridurre la domanda aggregata e frenare l’aumento galoppante dei prezzi nell’area euro.
Tuttavia, a partire da ottobre 2023, la BCE ha interrotto la serie di aumenti dei tassi, mantenendoli invariati anche nella riunione del 14 dicembre 2023. Questa decisione è stata motivata dalla previsione di una riduzione dell’inflazione nel corso del 2024 – poi verificatasi – e del 2025, che dovrebbe avvicinarsi all’obiettivo del 2% fissato dalla BCE.
L’aumento dei tassi di interesse ha avuto un impatto significativo sull’economia europea, influenzando i costi del credito per le famiglie e le imprese. Inoltre, ha contribuito a una maggiore volatilità dei mercati finanziari, con possibili ripercussioni sui cambi valutari.
Tasso: 0.969
Esplode la Guerra Russia-Ucraina
Tasso: 0.9931
La guerra tra Russia e Ucraina è un conflitto complesso e multifase che ha iniziato a prendere forma nel 2014, ma si è intensificato drasticamente il 24 febbraio 2022.
Tutto è iniziato con l’occupazione della penisola di Crimea da parte della Russia nel febbraio 2014, che è stata successivamente annessa alla Federazione Russa. Questo evento ha segnato l’inizio di una lunga serie di tensioni tra Russia e Ucraina.
Nel 2014, inoltre, sono scoppiati scontri tra ucraini e separatisti filo-russi nel Donbass, con le regioni di Donetsk e Luhansk che hanno chiesto l’indipendenza. Questa situazione ha portato a un conflitto a bassa intensità che è continuato per anni.
La situazione è degenerata ulteriormente nel febbraio 2022, quando la Russia ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk, inviando truppe nel Donbass.
Il 24 febbraio 2022, l’invasione su vasta scala dell’Ucraina è iniziata con attacchi aerei e missilistici su obiettivi strategici in tutta l’Ucraina, inclusa la capitale Kiev.
Le conseguenze di questo conflitto sono state e continuano a essere molto gravi. Circa il 18% del territorio ucraino è attualmente occupato dalla Russia, e milioni di ucraini sono stati costretti a lasciare le loro case, con oltre 6 milioni di persone che hanno cercato rifugio all’estero.
La comunità internazionale ha risposto imponendo severe sanzioni economiche alla Russia, mentre la NATO ha aumentato la sua presenza militare in Europa.
La guerra ha avuto un impatto significativo sui mercati energetici e finanziari globali, con un aumento dei prezzi delle materie prime e una maggiore volatilità dei mercati valutari.
Tasso: 0.9204
Pandemia COVID-19 in Europa
Tasso: 0.9258
La pandemia di COVID-19 è stata un’epidemia globale causata dal virus SARS-CoV-2, che ha avuto origine a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019.
I primi casi sono stati segnalati il 31 dicembre 2019, quando le autorità cinesi hanno comunicato la presenza di un focolaio di polmonite di origine sconosciuta.
Cronologia principale:
- Novembre 2019: Il primo caso di contagio accertato da SARS-CoV-2 è stato registrato il 17 novembre, ma la notizia è stata divulgata solo il 13 gennaio 2020.
- Dicembre 2019: I primi pazienti con sintomi sono stati identificati l’8 dicembre e il 31 dicembre l’OMS è stata informata dei casi a Wuhan.
- Gennaio 2020: Il 10 gennaio, la sequenza genetica del virus è stata depositata nei database scientifici. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale.
- Febbraio 2020: La pandemia si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. In Italia, il primo focolaio è stato identificato il 21 febbraio a Codogno.
- Marzo 2020: L’OMS ha dichiarato ufficialmente la pandemia l’11 marzo. Misure di lockdown sono state implementate in molti paesi per contenere la diffusione del virus.
Conseguenze economiche e sociali
La pandemia ha avuto un impatto devastante sull’economia globale, con lockdown, chiusure di attività e una forte recessione economica. I mercati finanziari hanno subito una significativa volatilità, e le valute come il franco svizzero sono state considerate rifugi sicuri durante i periodi di incertezza.
La pandemia è stata dichiarata ufficialmente conclusa dall’OMS il 5 maggio 2023.
Tasso: 0.8546
Guerra commerciale tra USA e Cina
Tasso: 0.8874
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è iniziata nel marzo 2018, quando il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi su 50 miliardi di dollari di prodotti cinesi, citando pratiche commerciali scorrette e il furto di proprietà intellettuale come motivazioni.
La Cina ha risposto con dazi su prodotti statunitensi, tra cui la soia, uno dei principali prodotti esportati dagli Stati Uniti in Cina.
La disputa si è poi intensificata nel corso del tempo, con entrambi i paesi che hanno aumentato i dazi su una vasta gamma di beni: gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 25% su 34 miliardi di dollari di prodotti cinesi, mentre la Cina ha applicato dazi del 25% su 545 milioni di dollari di beni americani.
Questa guerra commerciale ha avuto un impatto significativo sull’ economia globale e su quelle locali, influenzando le catene di approvvigionamento e aumentando i costi per i consumatori.
Tasso: 0.9312
Boom delle criptovalute
Tasso: 0.8546
Il boom delle criptovalute del 2017 fu un evento significativo nel mercato delle criptovalute. In quell’anno, il prezzo del Bitcoin raggiunse un picco storico di quasi 20mila dollari, mentre l’intero mercato delle criptovalute raggiunse una capitalizzazione di oltre un trilione di dollari.
Questo boom fu alimentato da un’ondata di interesse speculativo, soprattutto in Giappone e Corea del Sud, dove i piccoli investitori furono attirati dalle promesse di rendimenti elevati e dalla crescente popolarità delle criptovalute.
Tuttavia, il mercato subì un crollo significativo nel 2018, con il prezzo del Bitcoin che scese drasticamente.
Il mercato delle criptovalute ha poi continuato a mostrare volatilità, con un nuovo boom nel 2020-2021, quando il Bitcoin raggiunse nuovamente livelli record, superando i 60mila dollari.
Tasso: 0.9195
Referendum Brexit
Il referendum sulla Brexit si è svolto il 23 giugno 2016 nel Regno Unito e a Gibilterra. I cittadini britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione europea con il 51,9% dei voti, mentre il 48,1% ha sostenuto la permanenza nell’UE.
L’affluenza alle urne è stata del 72,2% su un totale di 46,5 milioni di elettori. Il voto ha visto la maggioranza degli elettori in Inghilterra e Galles sostenere l’uscita dall’UE, mentre in Scozia e Irlanda del Nord la maggioranza ha votato per rimanere nell’UE. Il risultato ha portato alle dimissioni del Primo Ministro David Cameron e ha innescato un processo di negoziazione per l’uscita del Regno Unito dall’UE, formalmente avviato con l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona nel marzo 2017.
Il referendum ha avuto un impatto significativo sui mercati finanziari, con la sterlina che ha subito un forte deprezzamento rispetto alle altre valute principali, compreso l’euro.
Tasso: 0.968
Crash del mercato azionario cinese
Tasso: 0.9238
Il crash del mercato azionario cinese del 2015 fu un evento finanziario significativo che colpì le borse di Shanghai e Shenzhen.
La crisi fu innescata da un rallentamento dell’economia cinese e da una bolla speculativa sui mercati azionari, che avevano visto un aumento del 150% dei prezzi delle azioni tra giugno 2014 e giugno 2015, senza un corrispondente miglioramento della profittabilità delle imprese quotate.
Il crollo iniziò a giugno 2015 e raggiunse il punto più basso il 26 agosto, con l’indice CSI 300 che perse circa il 45% del suo valore.
Le autorità cinesi tentarono di intervenire con misure come il divieto di vendita per gli azionisti principali e l’acquisto di azioni da parte di fondi statali, ma con risultati limitati.
La crisi portò anche a una svalutazione del renminbi (lo yuan cinese) ad agosto, aumentando le tensioni sui mercati finanziari globali.
Nonostante la volatilità, il sistema finanziario cinese è relativamente isolato, il che limitò il contagio ai mercati internazionali.
Tasso: 0.9728
Rimozione del limite al cambio EUR/CHF
La rimozione del peg della Banca Nazionale Svizzera (BNS) nei confronti dell’euro avvenne il 15 gennaio 2015.
Nel settembre 2011, la BNS aveva introdotto una soglia minima di cambio di 1,20 CHF per euro, al fine di proteggere l’economia svizzera dall’apprezzamento eccessivo del franco. Tuttavia, mantenere questo tasso era diventato sempre più difficile e costoso, soprattutto a causa delle divergenze nelle politiche monetarie tra l’UE e gli Stati Uniti, che stavano portando a un deprezzamento dell’euro rispetto ad altre valute principali.
La decisione di abolire il peg fu presa a sorpresa e portò a un forte apprezzamento del franco svizzero, con il cambio EUR/CHF che crollò del 40% in pochi minuti, raggiungendo livelli intorno a 0,80 CHF per euro.
Questo evento ebbe un impatto significativo sui mercati finanziari, causando perdite per gli investitori che avevano scommesso sul mantenimento del peg.
Contestualmente all’abolizione del limite, la BNS abbassò ulteriormente il tasso d’interesse negativo per i conti giro delle banche presso la BNS, portandolo a -0,75%, al fine di ridurre l’attrattiva del franco svizzero e mitigare gli effetti dell’apprezzamento.
Tasso: 0.7997
Crisi del debito sovrano
Tasso: 0.8226
La crisi del debito sovrano europeo del 2011 fu un’estensione della crisi finanziaria globale iniziata nel 2008 e della crisi del debito sovrano che emerse nel 2010. Questa crisi colpì principalmente i paesi dell’Eurozona, noti come “PIIGS” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), caratterizzati da alti livelli di debito pubblico e deficit di bilancio.
Le cause principali della crisi includevano il debito pubblico elevato e la crisi bancaria. Molti paesi dell’Eurozona, infatti, avevano accumulato debiti pubblici significativi, rendendo difficile il finanziamento dei loro deficit di bilancio.
Le banche europee, gravemente esposte ai titoli di Stato dei paesi in difficoltà, subirono perdite significative, esacerbando la crisi.
Nel 2011, la crisi si intensificò con l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in Italia e Spagna, segno di una crescente preoccupazione degli investitori sulla sostenibilità del debito pubblico. In ottobre, i leader dell’Eurozona annunciarono un piano per ridurre il debito greco del 50% e aumentare il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) a circa 1.000 miliardi di euro.
Le conseguenze della crisi furono severe. Misure di austerità furono implementate in molti paesi per ridurre i deficit di bilancio, ma ciò portò a recessione economica e disoccupazione elevata. La crisi sollevò dubbi sulla sostenibilità dell’Eurozona e aumentò la volatilità dei mercati finanziari.
Durante la crisi del debito sovrano europeo del 2011, il franco svizzero si apprezzò notevolmente a causa della sua percezione come valuta sicura. In agosto 2011, il cambio EUR/CHF raggiunse quasi la parità, spingendo la Banca Nazionale Svizzera (BNS) a fissare un tasso di cambio minimo di 1,20 CHF per euro il 6 settembre 2011. Questa misura era volta a contenere l’apprezzamento del franco e proteggere l’economia svizzera.
La BNS difese questo tasso fino al 15 gennaio 2015, quando lo abolì in seguito al lancio del programma di quantitative easing della BCE.
Tasso: 0.7076
Flash crash
Il flash crash del 6 maggio 2010 fu un evento finanziario improvviso e drammatico che colpì i mercati azionari statunitensi. Quel giorno, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) crollò di oltre 1.000 punti in soli 10 minuti, per poi recuperare gran parte delle perdite entro la fine della giornata.
L’evento fu causato da una combinazione di fattori, tra cui un ordine di vendita massiccio di contratti futures E-mini S&P 500 eseguito da un fondo di investimento, Waddell & Reed Financial, e l’uso di algoritmi di trading ad alta frequenza che amplificarono rapidamente il calo dei prezzi.
Un ruolo significativo fu anche attribuito a Navinder Singh Sarao, un trader indipendente che utilizzava algoritmi per generare ordini di vendita, contribuendo alla pressione ribassista sui prezzi.
Il flash crash del 2010 sollevò preoccupazioni sulla stabilità dei mercati finanziari e portò a revisioni delle regolamentazioni per prevenire eventi simili in futuro.
Tasso: 0.605
Crisi finanziaria globale del 2008
Tasso: 0.6734
La crisi finanziaria globale del 2008 fu un evento economico devastante che ebbe origine negli Stati Uniti e si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
Le cause principali includono:
- Bolla immobiliare: I prezzi delle case negli Stati Uniti erano eccessivamente gonfiati, e quando la bolla scoppiò, i mutui subprime (prestati a persone con basso merito creditizio) iniziarono a fallire, causando perdite significative per le banche.
- Cartolarizzazione dei mutui: Le banche trasformarono i mutui in titoli finanziari (CDO, CMO) e li vendettero a investitori globali, diffondendo il rischio in tutto il sistema finanziario.
- Fallimenti bancari: Il 15 settembre 2008, Lehman Brothers dichiarò bancarotta, innescando una crisi di fiducia globale. Anche altre istituzioni finanziarie, come AIG, furono salvate con interventi governativi.
Conseguenze
Le conseguenze della crisi portarono a una profonda recessione globale: ci fu una forte contrazione economica, disoccupazione e calo dei consumi.
A livello di interventi governativi, gli Stati e le banche centrali dovettero intervenire con tagli dei tassi di interesse e iniezioni di liquidità per stabilizzare il sistema finanziario.
La crisi del 2008 ebbe un impatto significativo sui mercati valutari e questo si può notare anche per il cambio CHF/EUR, perché il franco svizzero tende a essere considerato una valuta sicura durante le crisi finanziarie, attirando così gli investitori.
Tasso: 0.6829
Scandalo WorldCom
Tasso: 0.6875
Lo scandalo WorldCom fu un caso di frode contabile che coinvolse la WorldCom, un’azienda di telecomunicazioni statunitense. La società fu accusata di aver manipolato i suoi bilanci per nascondere debiti e gonfiare artificialmente i profitti.
Le pratiche contabili fraudolente includevano la capitalizzazione di spese correnti, come i costi di linea, portando a un aumento falso dei guadagni di oltre 11 miliardi di dollari.
Gli eventi chiave sono i seguenti:
- Rivelazione della frode: La SEC aveva aperto un’indagine su WorldCom, che portò alla scoperta della frode nel giugno 20022.
- Conseguenze: Il titolo azionario di WorldCom crollò drasticamente, perdendo oltre 180 miliardi di dollari di valore. L’azienda dichiarò bancarotta e fu successivamente ristrutturata.
- Ripercussioni legali: Il CEO Bernard Ebbers fu condannato a 25 anni di prigione per il suo ruolo nella frode.
Lo scandalo WorldCom contribuì a rafforzare le norme contabili negli Stati Uniti, con l’adozione del Sarbanes-Oxley Act, volto a migliorare la trasparenza e la governance aziendale.
Tasso: 0.6602
Attentati dell'11 settembre 2001
Gli attentati dell’11 settembre 2001 furono una serie di attacchi terroristici coordinati compiuti da Al-Qaeda contro obiettivi civili e militari negli Stati Uniti.
La mattina dell’11 settembre, diciannove terroristi dirottarono quattro aerei di linea, causando direttamente o indirettamente la morte di 2.977 persone e il ferimento di oltre 6.000.
Le Torri Gemelle crollarono entro due ore dall’impatto, mentre il Pentagono subì gravi danni. Questi eventi cambiarono profondamente la politica internazionale e la sicurezza globale, innescando la “guerra al terrorismo” e portando a interventi militari in Afghanistan e Iraq.
Gli attentati dell’11 settembre non ebbero un impatto immediato significativo sul cambio CHF/EUR, poiché i mercati valutari tendono a reagire a eventi geopolitici in modo più complesso e a lungo termine.
Tuttavia, in generale, eventi di instabilità globale possono aumentare la domanda di valute considerate sicure, come il franco svizzero: questa potrebbe essere la spiegazione dell’impennata registrata tra il 12 settembre e il 21 settembre 2001.
Tasso: 0.6774
Scandalo Enron
Tasso: 0.6742
Lo scandalo Enron fu un caso di frode contabile e finanziaria che coinvolse la Enron Corporation, una delle più grandi aziende energetiche al mondo. La società utilizzò strutture finanziarie complesse per nascondere debiti e gonfiare i profitti, con la complicità della società di revisione Arthur Andersen.
Eventi chiave
- Ottobre 2001: Inizia l’inchiesta della SEC.
- Novembre 2001: Le azioni crollano.
- 2 dicembre 2001: La Enron dichiara bancarotta.
Conseguenze
- Fallimento di Arthur Andersen.
- Processi penali per i dirigenti della Enron.
- Riforme legislative con il Sarbanes-Oxley Act nel 2002.
Lo scandalo non ebbe un impatto diretto significativo sul cambio CHF/EUR, ma contribuì a una maggiore cautela nei mercati finanziari.
Tasso: 0.6244
Bolla delle dot-com
Tasso: 0.6287
La bolla delle dot-com fu una bolla speculativa che si sviluppò tra il 1997 e il 2000, coinvolgendo principalmente le aziende tecnologiche statunitensi legate a Internet. Questa bolla raggiunse il suo apice il 10 marzo 2000, quando l’indice Nasdaq toccò quota 5.048,62 punti. Tuttavia, già a partire dall’11 marzo 2000, il mercato iniziò a scendere.
Nel marzo 2000, i bilanci pubblicati da diverse aziende dot-com mostrarono risultati deludenti, rivelando che molte di queste non generavano profitti e non avevano un percorso chiaro per raggiungerli: questo evento segnò l’inizio del crollo della bolla, poiché gli investitori iniziarono a perdere fiducia nelle aziende tecnologiche e a disinvestire, portando a una correzione significativa del mercato azionario.
Nel marzo 2000, il cambio tra franco svizzero (CHF) e euro (EUR) non subì variazioni significative direttamente attribuibili alla bolla delle dot-com. Tuttavia, in generale, il franco svizzero tende a essere considerato una valuta stabile e sicura, il che potrebbe averlo reso attraente durante quel periodo di incertezza finanziaria.
Tasso: 0.6185
Introduzione dell'euro
Tasso: 0.6885
L’introduzione dell’euro è stata un processo graduale che ha avuto inizio il 1° gennaio 1999, quando undici Stati membri dell’Unione europea adottarono la moneta unica come unità di conto virtuale per le transazioni finanziarie. Inizialmente, l’euro non era utilizzato come moneta fisica, ma solo per scopi contabili e pagamenti elettronici. La Grecia si unì il 1° gennaio 2001, portando il numero di paesi a dodici. Il 1° gennaio 2002, l’euro entrò ufficialmente in circolazione sotto forma di monete e banconote in questi dodici paesi. Negli anni successivi, altri paesi si sono aggiunti, come Slovenia, Malta, Cipro, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania e, più recentemente, la Croazia nel 2023. Al 2022, l’euro era la valuta ufficiale di diciannove Stati membri dell’UE.
Nel periodo tra il 1999 e il 2002, l’introduzione dell’euro ebbe un impatto significativo sui mercati finanziari europei, ma non influenzò direttamente il cambio con il franco svizzero (CHF) in termini di politiche monetarie specifiche. In generale, il tasso di cambio CHF/EUR durante il 1999-2002 mostrò una certa stabilità, ma non ci furono interventi diretti della Banca Nazionale Svizzera (BNS) per stabilizzare il cambio con l’euro in questo periodo.